sabato 04 febbraio 2012 05.22
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Attilio Camozzi, Claudio Nocente e Graziano Tarantini ospiti della Scuola d'Impresa
Dibattito vivace alla cena conclusiva del Percorso 1 della prima edizione della Scuola d'Impresa bresciana, realizzata dalla CDO in collaborazione con la Fondazione per la Sussidiarietà. Al centro i temi dell'educazione, della finanza, della cultura d'impresa e dell'internazionalizzazione

Educazione, finanza, cultura d’impresa e internazionalizzazione delle pmi italiane sono stati i temi dibattuti ieri sera in occasione della cena conclusiva del primo Percorso della Scuola d’Impresa realizzata dalla Compagnia delle Opere di Brescia in collaborazione con la Fondazione per la Sussidiarietà. 

Alla Taverna Mille Miglia, oltre agli imprenditori che hanno partecipato al Percorso 1 della Scuola (dedicato al tema dell’innovazione si è svolto il 25 e 26 maggio scorsi) e alla direzione di CDO Brescia
- alcuni consiglieri dell’Associazione che fanno parte del gruppo di lavoro che sta sviluppando il progetto della Scuola; 
- i docenti del Percorso 1 (Pietro Bazzoni e Diego Civetta della comasca Know-Net - Officine Italiane Innovazione); 
- Graziano Tarantini, presidente della Fondazione San Benedetto; 
- Attilio Camozzi (sponsor partner della Scuola d’Impresa bresciana con la Innse Manufacturing); 
- il colonnello Claudio Nocente, capo del Centro documentale di Brescia; 
- l’amico fotoreporter Roberto Dotti che lo scorso anno ha collaborato alla realizzazione del libro di documenti e fotografie sui 20 anni di presenza della CDO a Brescia, dal titolo “È soltanto una storia di imprese?”. 

Perché una cena 
In occasione della cena che aveva fatto seguito alla presentazione pubblica della Scuola d’Impresa (lo scorso 26 aprile al Museo Mille Miglia) era scaturito un vivace dibattito che aveva fatto emergere - come spesso accade in queste occasioni - il desiderio e la necessità da parte degli imprenditori di incontrarsi e confrontarsi in modo informale su temi fondamentali per l’impresa, ma che non sono quotidianamente affrontabili nel contesto lavorativo, in cui molte volte l’imprenditore è solo, senza una compagnia di uomini che vivono i suoi stessi problemi e possono condividerne i più svariati aspetti. 

Ecco allora perché il ritrovarsi a cena - come ha sottolineato Fabio Mussoni, consigliere CDO Brescia e coordinatore didattico della Scuola bresciana, introducendo la serata -: per approfondire la conoscenza reciproca, condividere gli spunti emersi in aula durante il primo Percorso ed esplorare l’aspetto educativo dell’impresa (insito nel rapporto fra l’imprenditore e i suoi collaboratori) e quello sociale (che risiede principalmente nella relazione fra l’impresa e il territorio in cui opera). 
Un altro aspetto importantissimo della Scuola d’Impresa e di queste occasioni di incontro è la possibilità di allargare il proprio orizzonte, come ha affermato Silvano Coccoli della Diamantech di Nuvolento (Bs): «Ciascuno di noi è talmente impegnato ogni giorno che difficilmente riesce ad acquisire uno sguardo complessivo sul mercato e sulla propria impresa: anche per questo sono qui». 

Un documento per riflettere sul “Fare impresa” 
Alcuni spunti per la discussione sono stati offerti anche dal documento dal titolo “Fare impresa”, redatto dalla commissione “Economia e pmi” della CDO: un manifesto scaturito dalla riflessione continua e sempre più approfondita dell’Associazione sul significato del lavoro, sul senso dell’imprenditorialità e sui criteri di una economia che favorisca il bene di tutti. 

Tarantini: le tutele non aiutano lo sviluppo 
Oggi tutti sono alla ricerca di una maggiore tutela di se stessi e della propria posizione lavorativa, ma ciò che crea occupazione, ricchezza e sviluppo è la volontà di rischiare qualcosa per ottenere di più. 
Investire per crescere è stata la prima sottolineatura fatta da Tarantini, ricordando che ciò non vale solo per l’impresa, ma per la vita di ciascuno. Solo continuando la ricerca del suo significato, con passione - ha affermato Tarantini parlando del proprio lavoro con i giovani della Fondazione San Benedetto -, è possibile scoprirne la bellezza e coglierne il mistero, senza assolutizzarne un singolo aspetto, ma comprendendola nella sua pienezza. 
Uomini che vivono così possono coinvolgere i giovani e aiutarli a crescere, a diventare adulti, capaci di assumersi delle responsabilità
Il gusto per la vita e il desiderio di investire per farla crescere, infatti, non è cosa che si possa insegnare. 

Camozzi: crescere guardando al futuro 
Accogliendo al “Mille Miglia” gli imprenditori - in quello che ha definito “uno spazio a disposizione di tutti i bresciani” - Camozzi ha affrontato quello che ritiene il problema fondamentale dell’impresa: che sopravviva all’imprenditore continuando a creare ricchezza ed esprimendo la responsabilità verso tutte le persone che nell’impresa lavorano e che da essa dipendono, con le loro famiglie. 
Perché questo sia possibile - ha affermato Camozzi - il passaggio generazionale deve essere affrontato per tempo e con professionalità
Una cosa che purtroppo ancora pochissimi imprenditori fanno, perché incapaci di guardare al futuro. 

Nocente: l’internazionalizzazione delle pmi 
Il colonnello Nocente ha discusso con gli imprenditori presenti cogliendo l’occasione di confrontarsi su alcuni aspetti comuni nella gestione delle imprese e nella responsabilità alla guida di operazioni militari. 
È stato affrontato anche il tema dell’internazionalizzazione delle aziende italiane. 
La politica estera italiana non ha ancora saputo equiparare quelle statunitense, inglese o tedesca, che hanno fatto dei loro eserciti - laddove presenti, perché impegnati in missioni di pace all’estero - dei veri e propri “apripista” per le imprese nazionali, ma la costruzione di opere infrastrutturali e civili è sicuramente una opportunità interessante che le nostre imprese non hanno ancora potuto sfruttare.

 


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